Last Shout - Posted by: eyes - Tuesday, 04 May 2010 17:55
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Per la conciliazione dei tempi della famiglia scuola e società 

PER   LA    CONCILIAZIONE   DEI TEMPI


DELLA FAMIGLIA, DELLA SCUOLA   E    DELLA SOCIETA’


 


Giuseppe Richiedei



 



 


Tra le problematiche sociali più dibattute vi è quella della conciliazione dei tempi familiari, scolastici e lavorativi. La frenesia e la frammentazione che caratterizzano le nostre società costringono adulti e piccoli a ritmi di vita forsennati, nel tentativo di mettere insieme le esigenze della scuola, le pretese dell’azienda di lavoro, gli orari del municipio, le aperture dei negozi. Numerose sono le normative emanate sul tema dalle autorità competente, non poche sono le esperienze già realizzate dai Comuni in accordo con le scuole più virtuose.


In riferimento del calendario scolastico bisogna riconoscere che si riscontrano tentativi, ripetuti anno dopo anno,  di renderlo meno rigido e più rispondente alle esigenze di ragazzi e genitori. Purtroppo nei vari decreti regionali non si arriva ancora a disposizioni chiare e inequivocabili, ma si suggeriscono “criteri generali” interessanti, che hanno, però, bisogno di essere fatti valere nei Consigli scolastici dai genitori interessati. In caso contrario le novità restano sulla carta, non si traducono in realtà concreta e si continua con le vecchie abitudini.


Un esempio per tutti: il calendario della Regione Veneto  chiarisce che “Le cinque giornate eccedenti i 200 giorni rappresentano una riserva di salvaguardia in caso di necessaria sospensione delle lezioni per tornate elettorali o referendum…Ove non si verificassero le sopra citate circostanze, i giorni eccedenti i 200 giorni obbligatori sono comunque necessariamente destinati ad attività didattica ordinaria…. Le scuole dovranno segnalare all’Ufficio Regionale circa l’eccezionale utilizzo delle cinque giornate eccedenti”. Mi pare, che almeno nel Veneto, dovrebbe terminare l’abitudine delle scuole di ridurre da subito, ad inizio d’anno, i giorni di lezione a 200, prevedendo vacanze aggiuntive per le giornate eccedenti.


Dal calendario del Veneto emerge con chiarezza che  il calendario scolastico non si limita a garantire lo svolgimento delle ore di lezione obbligatorie, previste per le varie discipline, ma può comprendere giornate aggiuntive da dedicare alle attività di recupero e sviluppo, a seconda delle esigenze dei ragazzi, come nel caso della “settimana di iniziative extra-curricolari” indicata dalla Regione Lombardia.


Questo cambiamento non solo costituisce un significato passo avanti in favore di un calendario della scuola  meno rigido, ma ha chiarito che le giornate dedicate ad attività di recupero e sviluppo artistico, sportivo, teatrale… sono parte integrante del calendario, possono essere inserite nel Piano dell’offerta formativa delle scuole, a cui gli obblighi di lavoro dei docenti devono adeguarsi.


- Con queste premesse è facile capire che per calendario scolastico si intendono “le giornate di  lezione e di attività integrative obbligatorie per tutti gli allievi”.   Resta aperta la questione dei corsi di recupero e di sviluppo, non per tutti ma per gruppi di ragazzi che ne hanno bisogno, oppure le cui famiglie ne fanno richiesta. 


Per questi casi, le normative prevedono che  “Si possono tener aperte le scuole nel periodo di sospensione dell’attività didattica, dell’interruzione estiva, nel pomeriggio e nei giorni festivi, secondo le modalità previste dal Consiglio di circolo o di istituto, in conformità ai criteri generali stabiliti nelle convenzioni con i Comuni e le Province (art 2 del DPR 567 – 1996 e D.M. 42 – 2007). Ne consegue che le famiglie possono far presenti le loro difficoltà nel conciliare i tempi scolastici e la cura dei figli. La scuola nel suo insieme, compresi i rappresentanti dei genitori, presenti nei Consigli, se ne può far carico, tenendo presente che gli edifici scolastici sono a disposizione delle esigenze della comunità, anche nelle giornate di vacanze.


- Chiarito che è possibile aprire le scuole nei giorni di vacanza, ci si deve far carico dei problemi organizzativi ed economici inerenti, che si possono risolvere a condizione che si abbia consapevolezza  dell’opportunità che le vigenti norme garantiscono da quindici anni,


La stessa normativa si fa carico di queste difficoltà: “Il prolungamento dell'orario di apertura della scuola e l'utilizzo a tempo pieno di tutte le attrezzature disponibili comporterà la necessità che siano assicurati i servizi di vigilanza, portierato e custodia degli edifici, dei laboratori, delle palestre, nonché le prestazioni anche oltre l'orario ordinario di servizio del personale addetto al loro funzionamento necessario per garantire l'efficace  svolgimento delle attività programmate (art 5 del Prot. 4096 – 2007 Scuole aperte).


Per i docenti e il personale di ruolo, infatti, queste attività si configurano come “attività aggiuntive, facoltative e compensate”, per cui possono aderire o meno, ma nel caso che non accettino di aderire, la scuola può ricorrere a “collaborazioni esterne, al fine di garantire nelle scelte la centralità dei bisogni formativi dello studente” (art.4 D.M. 42 – 2007).


- Persino la carenza di fondi può, secondo lo stesso decreto,  essere superata: ”Il Consiglio di istituto approva il piano di fattibilità dei corsi sulla base della consistenza delle risorse a tal fine disponibili nel fondo di Istituto, comprese le erogazioni liberali  dei genitori” (art. 5 D.M. 42 – 2007).


Tenendo conto che dalle controversie di queste settimane in riferimento ai contributi dei genitori è emerso che le famiglie sono la seconda risorsa economica delle nostre scuole dopo lo Stato, va preso atto che anche  i fondi ci possono essere, basta che i genitori esigano che i propri versamenti siano utilizzati per “l’ampliamento dell’offerta educativa, rispondente alle esigenze delle famiglie” e non tollerare che vengano utilizzati per chiudere gli ammanchi dell’amministrazione.


 C’è da chiedersi come mai norme così chiare e interessanti non siano diventate costume in questi anni, la risposta la si può trovare nelle naturali resistenze del personale a farsi carico dei bisogni dei ragazzi anche oltre il calendario scolastico, ma soprattutto nella debolezza delle associazioni dei genitori, ancora troppo piccole per farsi carico di strategie diffuse di rinnovamento della scuola, bloccata su vecchi modelli superati e  inadeguati a rispondere alle nuove condizioni sociali e culturali.


Nel recente convegno europeo delle associazioni genitori, EPA, un esperto italiano è stato drastico nell’affermare che “La conclusione di molte delle analisi più autorevoli è che c’è bisogno di una scuola diversa in cui i ragazzi possano vivere la ‘realtà reale’, la ‘vera vita’, e non la ‘vita virtuale…Io credo che le vostre associazioni potrebbero e dovrebbero essere innanzitutto i soggetti sociali che si fanno portatori di questa proposta a livello nazionale e a livello europeo, approfondendo, insieme agli esperti, i cambiamenti istituzionali ed organizzativi che  essa richiede al modo in cui gli attuali sistemi scolastici nazionali sono normativamente regolati e concretamente gestiti”.


Quando a Milano sentivo enunciare questa proposta pensavo che fosse “un’utopia quasi irrealizzabile”, dopo questi approfondimenti mi pare meno lontana.


Giuseppe  Richiedei  


 


 


 


 




by Tex, Thursday, 24 June 2010 19:49, Comments(0)
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